San Biagio patrono di Maratea in Sicilia

Una tempesta fermò il viaggio a Maratea, di cui è patrono,  dove i fedeli accolsero l’urna contenente le reliquie – il “sacro torace” e altre parti del corpo –, e la conservarono nella Basilica di Maratea, sul monte San Biagio.

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La cappella con le reliquie fu poi posta sotto la tutela della Regia Curia dal re Filippo IV d’Asburgo, con lettera reale datata 23 dicembre 1629: da allora è nota popolarmente col nome di Regia Cappella.

La venerazione di Maratea per il santo protettore accrebbe così l’evento miracoloso della santa manna ed in più di un’occasione, la statua e le pareti della basilica si ricoprirono, e in modo abbondante, di un liquido acquoso, di colore giallastro, raccolto dai fedeli e adoperato con estrema devozione per la cura dei malati, in quanto proprietario di poteri taumaturgici.

Il prodigio della manna, fu autenticato già da papa Paolo IV nel 1563, all’epoca Vescovo di Cassano e, si verifica saltuariamente durante le festività patronale che a Maratea che viene celebrata nella seconda domenica di maggio con un cerimoniale stabilito da un protocollo vecchio di secoli. I festeggiamenti durano otto giorni e si aprono il sabato precedente la prima domenica di maggio con la processione al Castello, detta “S.Biagio va per la terra”. Il giovedì successivo, il simulacro del Santo viene portato a Maratea Inferiore, e la mattina della seconda domenica di maggio la statua, coperta col drappo rosso, torna nella sua abituale sede al Castello.

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